I Vini
Fra i prodotti dell’ agroalimentare metapontino si sta negli ultimi anni distinguendo il vino, nella categoria “Matera DOC” Moro, dal colore rosso rubino, dal profumo intenso, persistente, erbaceo e dal sapore secco, pieno, armonico tendente al vellutato.
Sebbene il riconoscimento Doc di qualità sia giunto solo in tempi così recenti, quella vitivinicola è in questa regione una tradizione molto antica, che si tramanda decisamente di generazione in generazione da millenni. Inizialmente, infatti, fu proprio questa la regione definita dai Greci “Enotria”, “Terra del vino”, quando giunsero a metà del VII sec. a.C. sulle nostre coste ioniche dalla Grecia a fondare le prime colonie di quella che sarebbe stata poi la Magna Grecia. E questo evidentemente per il gran numero di vigneti che vi piantarono in zona, per le qualità del terreno che ne permettevano una coltivazione intensa e per la bontà del vino stesso che da queste uve si produceva. In tal modo l’ Enotria passò poi a designare quel vasto comparto territoriale compreso fra le colonie greche di Metaponto, Siris e Sibari sul mar Jonio e la città di Poseidonia sul mar Tirreno.
Particolari e degne di nota erano le tecniche di vinificazione utilizzate dai greci. Il mosto ottenuto dopo la pigiatura veniva riposto in giare rivestite internamente con uno strato di pece e qui fatto bollire fino a che si riducesse di circa la metà. Solo allora le giare venivano chiuse con la pece o con uno strato d’ olio. Tantissime erano le aggiunte di altre sostanze, a nostro modo di vedere assurde e inadatte, che i greci amavano fare per migliorare la corposità del vino, per rafforzarne il sapore o facilitarne la stagionatura. Aggiungevano ad es. della resina oppure degli infusi ottenuti con rami di pino e di cipresso, o ancora mandorle amare, zafferano, trifoglio, succo di mirtilli. Per rendere il colore del vino più chiaro invece polverizzavano gusci di lumache e conchiglie, cristalli di sale, ghiande, noccioli d’ oliva o aggiungevano pece o argilla.